Le psicoterapeute del Centro sono disponibili per consulenze tramite Skype o WhatsApp rivolte a:

  • Genitori e studenti alle prese con compiti e lezioni a distanza
  • Genitori di bambini con bisogni speciali
  • Genitori nuovi o futuri che non hanno potuto frequentare corsi di preparazione
  • Coppie che trovano troppo stretti gli spazi casalinghi
  • Singoli che si sentono soli o molto preoccupati

Per concordare giorno e ora basta un messaggio

Dr.ssa CAPOTOSTO Franca 3471638890 –  psicologa
Dr.ssa CHITTOLINI Beatrice 3477400412 – psicologa
Dr.ssa PIAZZA Cristina 3204370718 – psicologa
Dr.ssa SELETTI Luisa 3356231959 – medico pediatra psicoterapeuta

Come faccio a vedere mamma e papà? — Figli di genitori separati al tempo del coronavirus

In questo periodo di emergenza pandemica, in cui è indispensabile ridurre il più possibile i contatti, le famiglie a struttura complessa, con più nuclei abitativi, possono trovarsi in difficoltà.
Noi psicoterapeuti della famiglia abbiamo sempre sostenuto e valorizzato le relazioni tra i membri delle famiglie plurinucleari. Le abbiamo chiamate famiglie aperte per sottolineare la mancanza di confini rigidi tra i rapporti affettivi. Ora ci troviamo di fronte alla richiesta di limitare gli incontri sociali e vediamo che, soprattutto quando non vi è piena sintonia o addirittura vi è conflittualità aperta tra i genitori, questo può determinare tensioni che si ripercuotono sui figli.
I bambini e i ragazzi si adattano con facilità alla situazione, se viene loro raccontato con serenità, in un clima di fiducia, ciò che sta succedendo e se viene spiegato il motivo di un eventuale cambiamento di abitudini. Di solito sono gli adulti che hanno qualche resistenza in più e che fanno ricadere purtroppo le loro ansie sui minori.
I decreti e le ordinanze che hanno dato indicazioni sulle possibilità di muoversi permettono gli spostamenti per raggiungere il proprio domicilio. I minori che hanno più nuclei familiari dunque possono spostarsi da una casa all’altra per garantire una continuità di relazione con entrambi i genitori. Il consiglio, però, è di fare spostamenti poco frequenti e di concordare una permanenza di almeno qualche giorno nelle rispettive case anche se non è quello che ha stabilito il giudice. Utilizzare mezzi di trasporto possibilmente privati per ridurre il più possibile il rischio. In età pediatrica è poco frequente che si manifestino sintomi di Covid19, ma tutte le fasce d’età sono suscettibili al contagio.

Se la consuetudine è di vedersi per qualche ora la sera dopo il lavoro meglio desistere e utilizzare la tecnologia, una chiamata tramite Skype o WhatsApp. Se si è a casa in ferie forzate o smart working, invece, si può prolungare la permanenza dei figli per qualche giorno. Certo, in questi casi sono necessari da parte dei genitori collaborazione e comune intento di protezione dei figli.
Se qualcuno del nucleo familiare ha una malattia acuta tipo febbre o raffreddore o tosse o diarrea è meglio desistere e vedersi a distanza tramite la tecnologia che si ha a disposizione. La stessa cosa se è proprio il minore ad avere qualche sintomo simil-influenzale, perché in questo periodo nessuno può spostarsi dal proprio domicilio fino a guarigione clinica.
In sintesi, ciò che i genitori hanno l’opportunità di rafforzare in tempo di coronavirus sono flessibilità e collaborazione per proteggere i figli e aver cura dei legami famigliari, qualche volta temporaneamente a distanza.

Luisa Seletti
Medico Pediatra
Psicoterapeuta della Famiglia
luisa.seletti@gmail.com

Quando la conflittualità post-separativa origina alienazione genitoriale

Ottobre 2018

di Cristina Piazza e Beatrice Chittolini.

Il rifiuto di incontrare un genitore da parte di un figlio è un fenomeno che si ritrova spesso in situazioni di conflittualità post-separativa. Tale fenomeno è stato definito da Gardner nel 1984 come Sindrome di Alienazione Parentale o PAS (Parental Alienation Syndrome) e a tutt’oggi rimane oggetto di studio, dibattito e ricerca: la sindrome non è infatti riconosciuta come un disturbo psicopatologico dalla maggioranza della comunità scientifica e giuridica. Studi recenti e accreditati che hanno posto l’accento sulla complessità dei legami familiari hanno evidenziato come questa controversa dinamica psicologica disfunzionale sia da attribuire non più ad una patologia del minore da “curare” ma ad un disturbo della relazione (della triade madre-padre-figlio)…

Scarica l’articolo completo

Chiamami col tuo Nome: un dialogo sui sentimenti.

di Luisa Seletti, pediatra e psicoterapeuta.

 

Chiamami col tuo nome

Il cinema può offrire spunti per far riflettere genitori e ragazzi sui temi dell’affettività e della sessualità, attraverso modelli che rappresentano un antidoto alla violenza.

In questo periodo in cui la cronaca mette in evidenza numerosi episodi di violenza giovanile, molti sono chiamati a esprimere la propria opinione. Mi è capitato spesso di sentire persone più o meno esperte che caldeggiano stili educativi più autoritari o addirittura punitivi, come prevenzione. Un giornalista, solitamente persona sensibile, ha scritto di aver interpellato, in seguito a questi fatti di cronaca, un suo compagno che da giovane era un po’ teppista, il quale gli avrebbe detto di essere cambiato dopo aver ricevuto uno schiaffo.
Allora penso che sia necessario introdurre un pensiero divergente, ed è il motivo per cui consiglio di andare al cinema a vedere Chiamami col tuo nome, un film di Luca Guadagnino tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman. Il film non è direttamente connesso al tema della violenza giovanile, ma offre un modello di genitorialità alternativo rispetto ai luoghi comuni, che attraverso la vicinanza emotiva, attraverso l’educazione sentimentale, permette ai figli di interiorizzare modelli operativi che impediscono l’esercizio della violenza verso l’altro, in qualunque circostanza.
È una storia di formazione che si svolge in un’estate dei primi anni Ottanta. Il protagonista è Elio, un ragazzo di 17 anni in vacanza con i genitori nella casa di campagna. Una campagna anonima e una casa abitata solo d’estate, ma rese entrambe affascinanti dalle persone che le animano.

Il tema della sessualità

A 17 anni la sessualità è un tema rilevante, perché è prorompente e perché c’è tanto da sperimentare; inoltre è connessa alla conoscenza di sé e alla capacità di entrare in relazione con l’altro. Il nostro protagonista, nel caldo, piatto, noioso contesto in cui si svolge la storia, ha modo, per contrasto, di provare emozioni intense legate a questo sperimentare. Elio è sensibile, intelligente, coraggioso. Non ha paura di vivere con slancio i propri desideri, i propri sentimenti. Non ha sensi di colpa o lacerazioni interne. Se usassimo la teoria dell’attaccamento per descriverlo, potremmo definirlo un ragazzo con legami di attaccamento sicuri, che gli permettono di rivolgere lo sguardo verso il mondo che lo circonda e di coglierne gli stimoli.
Conosce una ragazzina, Marzia, anche lei con tanto tempo libero durante le vacanze estive e tanta voglia di provare emozioni. Con lei instaura un rapporto di grande complicità nella scoperta dei loro corpi di adolescenti.
Incontra Oliver, invitato dal padre di Elio, professore di archeologia, a stare nella loro casa delle vacanze per completare la tesi di dottorato. Con Oliver è amore, ma l’innamoramento nei confronti di questo giovane più grande di lui è vissuto come normale, fatto di trepidazione, di attesa, di osservazione dell’altro, di desiderio, di fusione emotiva. Nessun abisso, nessuna perdita di contatto col sé. Anche il momento della separazione, prevista, alla fine della vacanza, è vissuto con grande tristezza, ma con dolcezza, senza disperazione.
Certo, questo ragazzo così intimamente solido nella fluidità delle sue esperienze viene molto aiutato dalle persone che lo circondano: sono tutti come dovrebbero essere, rispettosi, comprensivi… senza ricatti o colpevolizzazioni. Marzia è solare, Oliver protettivo. Anche i genitori sono quelli che avremmo voluto per noi o che vorremmo essere per i nostri figli: illuminati, attenti ma discreti. Sembrano essere distratti, ma vedono tutto, sanno esserci al momento giusto per consolare o per aiutare a elaborare le esperienze. Con il loro aiuto il ragazzo riesce a collocare nella propria biografia un’esperienza potenzialmente destabilizzante, trasformandola in occasione di crescita e di arricchimento.

Le competenze genitoriali

Un bell’esempio di genitorialità responsiva, cioè in grado di rispondere ai bisogni dell’altro. Non mi meraviglio, perché, come si vede in una bella scena del film, questi genitori amano la lettura ad alta voce!
Si potrebbe dire che il film descrive un mondo in cui il privilegio culturale è evidente e che la realtà dei nostri adolescenti è talvolta crudele, soprattutto nell’ambito dell’espressione dei sentimenti e dei desideri, dell’orientamento della propria sessualità. Abbiamo, però, bisogno di speranza, di prendere le distanze da un cinismo ormai pervasivo. I nostri adolescenti hanno bisogno di qualcuno che li accompagni attraverso le esperienze della vita dicendo loro di non preoccuparsi, di vivere, sperimentare! Si può soffrire, piangere, come fa Elio, ma si avrà, come lui, la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza unica. Hanno bisogno di qualcuno con cui instaurare un dialogo sui sentimenti.
La cultura è un patrimonio libero, è di tutti e la trasmissione della conoscenza avviene attraverso strade diverse: una di queste può essere un pomeriggio al cinema.
Una bella favola, dunque, che può essere di ispirazione per genitori alle prese con l’educazione sentimentale di un adolescente, un esempio di rispetto per i più giovani, di capacità di riconoscerne gli stati emotivi e di modularli. Competenze genitoriali che, se vengono attuate fin da piccoli, sono l’antidoto migliore alla violenza.

Questo articolo lo potete ritrovare sulla rivista UPPA.it.